Il picchio muratore  (Sitta europaea)
           di Marina Guglielmi
Il sole tenue di ottobre accompagna il volo leggero del Picchio muratore. Con un verso stridulo si posa per raccogliere un seme nel becco appuntito e robusto, poi sparisce nel bosco. 
 
Il Picchio muratore è in realtà un passeriforme appartenente alla famiglia Sittidae, ma deve il suo nome a due comportamenti in particolare che lo caratterizzano. Il primo riguarda l’abitudine di incastrare nelle spaccature della corteccia degli alberi noci, ghiande e bacche che apre picchiando col becco (da qui “picchio”). Il secondo aspetto è legato invece alla pratica di adattare alle sue dimensioni il nido, costruito in cavità, restringendo il foro d’entrata con un impasto di fango e saliva (da qui “muratore”). 
L’habitat naturale è quello dei boschi di latifoglie, ma talvolta frequenta parchi o giardini con alberi da frutto. Non ama, invece, i boschi di conifere. Avvistabile soprattutto da marzo a ottobre, nei mesi caldi è principalmente insettivoro. 
Ottimo arrampicatore, si aiuta con la coda nelle sue corse spiraleggianti, anche a testa ingiù, tra un tronco e l’altro.  L’ideale per catturare i suoi movimenti veloci ed ottenere immagini nitide, in questo caso, è scattare a raffica. Se ci troviamo in un capanno da osservazione, di fronte a un posatoio “a portata d’inquadratura”, a circa due o tre metri di distanza, l’attrezzatura fotografica ideale consiste in un obiettivo da 200 o 300mm (anche zoom), nonostante a volte capiti che i soggetti si avvicinino a tal punto da rendere difficile l’inquadratura anche usando un obiettivo con lunghezza focale inferiore. È importante ricordare, come principio alla base della fotografia naturalistica che, soprattutto a distanze ravvicinate, è bene muoversi con cautela per non spaventarli. 

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